|
Canzone delle osterie di fuori porta |
|
|
|
|
Sono ancora aperte come un tempo le
osterie di fuori porta,ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po' peggiore... Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto, delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto, non so se scusano il passato per giovinezza o per errore, non so se ancora desto in loro, se m' incontrano per forza, la curiosità o il timore... Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino, le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino, ma non ho scuse da portare, non dico più d'esser poeta, non ho utopie da realizzare: stare a letto il giorno dopo è forse l'unica mia meta... Si alza sempre lenta come un tempo l'alba magica in collina, ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima. Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio, il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio... |
Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte, son caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte. Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più, ma ognuno ha la sua pietra pronta e la prima, non negare, me la tireresti tu... sono più famoso che in quel tempo quando tu mi conoscevi, |
![]() |
|
|
Responsabili della pagina: Fabio Melegari, Stefano Bonserio, Alessandro Pinazzi |